Sally - Fabrizio De André, 1978
La bellissima ballata
racconta con linguaggio spesso ermetico ed onirico le esperienze - in gran
parte autobiografiche- che scandiscono la crescita umana di un personaggio emblematico
della poetica di Fabrizio De André.
La canzone si apre con la ribellione-disubbidienza alla madre da parte
dell’uomo ancora bambino, attratto dalla vita nomade e libera degli “zingari”.
De Andrè non fa mistero peraltro della sua ammirazione per il popolo Rom,
dichiarando in più occasioni che “...meriterebbe il premio per la pace in
quanto popolo... perché attraversa da più di 2000 anni il mondo senza portare
con sé alcun tipo di arma...”
Il testo inizia quindi con l’avventura dell’ allontanamento da casa con la
scusa del gioco nel bosco da cui non tornerà mai più, continuando con la prima
esperienza amorosa con la ragazza che lo inizia alla vita adulta e che dà il
nome alla composizione.
“Mia madre mi disse non devi giocare
Con gli zingari nel bosco
Mia madre mi disse non devi giocare
Con gli zingari nel bosco
Ma il bosco era scuro, l'erba già verde
Lì venne Sally con un tamburello
Ma il bosco era scuro, l'erba già alta
Dite a mia madre che non tornerò”
Il gusto del viaggio e la
curiosità lo allontana anche da Sally, portandolo ad una traversata avventurosa
sul dorso di un pesce d’oro, rappresentazione della ricchezza della conoscenza
del mondo, e cieco, cioè senza una meta precisa.
“Andai verso il mare senza barche per traversare
Spesi cento lire per un pesciolino d'oro
Andai verso il mare senza barche per traversare
Spesi cento lire per un pesciolino cieco
Gli montai sulla groppa e sparii in un baleno
Andate a dire a Sally che non tornerò
Gli montai sulla groppa e sparii in un momento
Dite a mia madre che non tornerò”
Giunto presso una città
avviene il cruciale incontro con la miseria dei margini della società, con gli
ultimi ed i luoghi dove sopravvivono, entrando in sintonia con essi impersonati
da Pilar del mare, una tossicodipendente.
Un giorno ritrova quest’ultima morta con ogni probabilità per overdose.
L’episodio raccontato in modo crudo ma metaforicamente molto profondo, lascia
intendere la maturazione del viandante, che assistendo al gesto della donna non
interviene, preferendo diventare “assassino” e lavarsene le mani, lasciando che
si compia il libero arbitrio.
“Vicino alla città trovai Pilar del mare
Con due gocce di eroina si addormentava il cuore
Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli
Bocca sporca di mirtilli, un coltello in mezzo ai seni
Mi svegliai sulla quercia, l'assassino era fuggito
Dite al pesciolino che non tornerò
Mi guardai nello stagno, l'assassino s'era già lavato
Dite a mia madre che non tornerò”
L’avventura
solitaria e personale lo porta ancora ad approdare ad un luogo degradato,
sottolineando quanto gli stia a cuore la marginalità sociale, frequentato da
prostitute, verso cui dimostra interesse umano rappresentato dal dono di un
braccialetto, e protettori, condannandoli come sfruttatori e definendoli “re
dei topi”.
“Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni
Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi
Sulla strada le sue bambole adescavano i signori
Mi parlò sulla bocca, mi donò un braccialetto
Dite alla quercia che non tornerò
Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto
Dite a mia madre che non tornerò”
La canzone si chiude con il ripensamento sulle scelte fatte e le conseguenti
strade percorse, che preludono alla piena maturazione e consapevolezza del
protagonista, che sia pur accompagnata da malinconica nostalgia per un passato
senza rimpianti, si esplica nel ritorno al punto di partenza del viaggio, avendo
capito di aver trovato la sua casa, il posto dove vivere, l’amore.
“Mia madre mi disse non devi giocare
Con gli zingari nel bosco
Ma il bosco era scuro, l'erba già verde
Lì venne Sally con un tamburello”
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