LA SEDIA DI LILLÀ - Alberto Fortis, 1979

 

Una delle più famose ed intimistiche canzoni del cantautore italiano, pubblicata nel suo primo LP intitolato “Alberto Fortis” del 1979.

Racconta del rapporto fra due amici negli ultimi attimi di vita di uno di loro, che costretto sulla sedia a rotelle e non riuscendo a sopportare il peso di una esistenza troppo dura da accettare, decide di togliersi la vita.

“Stava immobile nel letto con le gambe inesistenti

E una piaga sulla bocca che seccava il suo sorriso

Mi parlava rassegnato con la lingua di chi spera

Di chi sa che è prenotato sulla sedia di lillà”

L’immagine finale, restituita poeticamente in parole e musica, fissa come un fotogramma indelebile un dramma amaro quanto emozionante.

“Sono andato a casa sua, sono andato con i fiori.

Mi hanno detto: adesso è uscito, adesso è andato a passeggiare.

Ma io vedevo un’ombra appesa, la vedevo dondolare

L’ombra non voleva stare sulla sedia di lillà”.

Lo sfortunato protagonista, pochi “addetti ai lavori” in realtà ne sono a conoscenza, si tratta di una persona realmente esistita e molto vicina all’autore, uno zio materno di nome Ugo De Gasperis, che accompagna l’infanzia felice di Alberto Fortis. Uomo molto attivo, pieno di interessi e passioni nonostante i suoi settant’anni e la raggiunta pensione. Motociclista, Velista, imprenditore ed inventore di brevetti. 

Ma il caso, che qualcuno chiama destino, altri ancora insondabile disegno divino, decide per un banale incidente domestico che lo rende tetraplegico, in grado solo di muovere la testa e null’altro. Ma il fisico come pure l’animo allenato da sempre è forte e vitale. Riesce a riacquistare l’uso della parola e pure qualche limitato movimento aiutato da delle grucce. Continua quindi, sia pur con le limitazioni imposte, a vivere per molti altri anni, riuscendo a superare lo sconforto nonostante i comprensibili momenti di disperazione.

Il cantautore rimane però molto colpito dalla tragedia, che si aggiunge alla perdita della madre in età giovanissima, e decide di scrivere una canzone che sublimando la realtà la trasforma, portando lo sfortunato amico alla decisione di togliersi la vita impiccandosi, per il dolore insopportabile procuratogli soprattutto dall’abbandono degli amici, denunciando un aspetto triste e crudele dei rapporti spesso effimeri fra gli uomini.

"Oh quanti amici hanno tradito", continuava innervosito

"Quanti amici hanno tradito per la causa dell'amore"

Lascia però un messaggio di speranza e amore per chi resta, parlando di futuri progetti

“penso troppo al mio futuro, penso troppo e vivo male”

ma soprattutto esortando a vivere l’attimo presente e goderne

“Ma tu non farmi questo errore e vivi sempre nel momento

Cogli il giorno e tanto amore, cogli i fiori di lilla'.


 


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