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CODA DI LUPO - Fabrizio De Andrè, 1978

"Coda di lupo" è un brano inserito nell'album "Rimini" del 1978, composto da Fabrizio De André con la collaborazione di Massimo Bubola, che costituisce una profonda e disperata analisi politica del fallimento della rivolta sessantottina e delle speranze dei gruppi autonomisti denominati indiani metropolitani.  Usando la metafora di un ragazzo pellerossa iniziato alla vita adulta e alle difficoltà della vita, Fabrizio De Andrè riesce a descrivere poeticamente la generazione giovanile contestataria degli anni settanta, durante i cosiddetti anni di piombo.  Sì posso o individuare quattro temi principali incarnati dal protagonista, la solitudine e l'emarginazione di chi viene escluso dalla società per i suoi comportamenti e pensieri non allineati; la natura e l'istinto primordiale di cui è una figura simbolo in contrapposizione alla vita artificiale e convenzionale della maggior parte dei suoi simili; l'aperta critica verso la società moderna che troppo ...

MR. TAMBOURINE MAN - Bob Dylan, 1964

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La famosa canzone composta dal “menestrello” statunitense Bob Dylan, al secolo Robert Zimmermann, è da annoverarsi tra i brani fondamentali della musica rock degli anni sessanta del secolo scorso. Inclusa nell’album “Bringing It All Back Home” del 1965, la canzone ebbe un immediato e grande successo, anche grazie alla splendida cover eseguita dalla band dei Byrds in quello stesso anno, inaugurando una nuova corrente di genere, il “folk rock”, influenzando una miriade di gruppi e musicisti, di cui basta citare nomi come Eagles e Crosby, Stills & Nash.  La poetica visionaria del giovane Dylan, manifesta un forte rapporto, rivisitato in chiave moderna, con lo spirito ribelle e provocatorio nei confronti della società da parte dei  poeti “maudits” francesi. La canzone si apre con una esortazione da parte del protagonista, un “hobo” - diminutivo di HOmeless BOund - , vagabondo senzatetto, volontariamente collocato ai margini della società, alla continua ricerca di viaggi avvent...

A.R. - Roberto Vecchioni, 1976

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Roberto Vecchioni si può definire senza ombra di dubbio il più letterato fra i cantautori italiani. Professore, scrittore e saggista di valore indiscusso, in tutta la sua vasta produzione artistica è riuscito spesso a creare un intimo parallelismo tra le più svariate e alte suggestioni culturali ed il vissuto personale, intellettivo ed umano, interpretandone lo spirito esistenziale al di là dello spazio e del tempo. La canzone A.R., scritta nel pieno degli anni rivoltosi e contestatari verso la società capitalista ed il potere costituito, rappresenta una sorta di dedica all'anticonformismo estremo di Arthur Rimbaud, uno dei massimi poeti francesi dell'ottocento. La prima strofa narra sommariamente del rifugio, cercato in compagnia di Verlaine, nel quartiere londinese di Soho, cosmopolita ed eclettico, in fuga da Parigi e dagli strascichi di scandali ed eccessi, legati al rigetto dell’ipocrisia dogmatica e impersonale della “vecchia, scassata borghesia” del Secondo Impero F...

Settembre - Alberto Fortis,1981

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Il brano “Settembre”  inserito nell’album “La grande grotta” , concepito negli Stati Uniti grazie alla collaborazione con musicisti dell'area fusion, è da considerarsi forse il più celebre e simbolico della produzione artistica del cantautore di origine piemontese, sicuramente quello che gli ha procurato maggior notorietà di pubblico e critica. Già il titolo, così come la storia narrata, è una allegoria del mese più malinconico dell’anno, simbolo di transizione tra la fine della stagione estiva e la ripartenza mai scontata della quotidianità. Non a caso settembre è stato celebrato, per questa sua caratteristica di comune intendere passaggio e mutamento, da molte famose canzoni, “29 settembre” dell’Equipe 84, “Impressioni di settembre” della PFM, “Luglio, agosto, settembre (nero)” degli Area, “September” degli   Earth, Wind & Fire, “September Morn” di N. Daimond, “Settembre” di L. Carboni… Alberto Fortis riesce come pochi - forse il solo Venditti con le sue ballate de...

NINNA NANNA NANNA NINNA - Claudio Baglioni, 1974

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La canzone che ripropone, in modo pressoché originale, i versi musicati del poeta romanesco Trilussa, venne inserita nell’album “E tu...” pubblicato nel 1974, caratterizzato da una importante svolta stilistica del cantautore verso sonorità folk e progressive, fortemente influenzato dagli arrangiamenti di Vangelis, ex tastierista degli Aphrodite's Child. Il testo originariamente scritto nel 1914 all'alba della Grande Guerra, riveste un significato fortemente anti militarista, descrivendo le angherie subite da un popolo indigente e sottomesso agli interessi e alle falsità dei potenti, governanti e apparati ecclesiastici, indifferenti all’assurdità di lutti, distruzioni e miserie, interessati esclusivamente ad aumentare ricchezza e potere. Il brano di dissenso contro ogni conflitto, viene tuttavia declinato in una accezione più puntuale, focalizzando l’accuratezza della narrazione verso la faticosa e quotidiana esistenza della povera gente comune, oppressa incessantemente da inga...

LA PULCE D'ACQUA - Angelo Branduardi, 1977

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La celebre canzone del "menestrello" di Cuggiono, che dà il titolo all'omonimo album, è da annoverarsi tra le più rappresentative del suo repertorio. Il brano è caratterizzato allo stesso tempo da semplicità di linguaggio, riferimenti, musicalità, e da un significato profondo e complesso, anche se ad un ascolto superficiale l’amalgama può risultare astruso o peggio frainteso. Ispirata all’animismo di una antica leggenda dei nativi americani, da sempre abituati a vivere in perfetta sintonia e rispetto della natura, narra di un minuscolo insetto, la “pulce d’acqua” , in grado di impossessarsi dell'ombra di chi osa rompere il delicato equilibrio sotteso all’organizzazione del cosmo. Senza la propria proiezione della parte spirituale l'uomo è destinato ad ammalarsi, e solo lo sciamano può, tramite rituali tramandati dalla millenaria conoscenza, chiedere il perdono e la restituzione dell'ombra, ridonando la pace e l'equilibrio perduto. "È la pulce d...

GENERALE - Francesco De Gregori, 1978

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La canzone “Generale” è da annoverarsi a pieno titolo fra i più conosciuti ed apprezzati manifesti contro ogni conflitto armato.  Il brano, poetico e malinconico, è di tipo autobiografico, ispirato dal servizio militare prestato dallo stesso cantautore come alpino in Val Venosta (Trentino Alto Adige). Il generale a cui si rivolge in un riff che accompagna tutto il componimento, emerge dai ricordi di una ispezione alla caserma dove De Gregori era di stanza.  La collina è quella di Tarces, che con le sue tipiche atmosfere altoatesine si osserva dalle finestre dell’alloggiamento militare, uno dei principali luoghi di dure battaglie durante la Prima Guerra Mondiale, e teatro di numerosi atti terroristici da parte del BAS (Comitato per la liberazione del Sudtirolo) miranti alla secessione dall'Italia e l'annessione all'Austria.  Proprio uno di questi sanguinosi scontri viene ricordato come “la notte crucca ed assassina” , sottolineandone l’idioma tedesco usato dagli irredenti...