LA PULCE D'ACQUA - Angelo Branduardi, 1977
La celebre canzone del "menestrello" di Cuggiono, che dà il titolo all'omonimo album, è da annoverarsi tra le più rappresentative del suo repertorio.
Il brano è caratterizzato allo stesso tempo da semplicità di linguaggio,
riferimenti, musicalità, e da un significato profondo e complesso, anche se ad
un ascolto superficiale l’amalgama può risultare astruso o peggio frainteso.
Ispirata all’animismo di una antica leggenda dei
nativi americani, da sempre abituati a vivere in perfetta sintonia e rispetto
della natura, narra di un minuscolo insetto, la “pulce d’acqua”, in grado di impossessarsi dell'ombra di chi osa
rompere il delicato equilibrio sotteso all’organizzazione del cosmo.
Senza la propria proiezione della parte spirituale l'uomo è destinato ad
ammalarsi, e solo lo sciamano può, tramite rituali tramandati dalla millenaria
conoscenza, chiedere il perdono e la restituzione dell'ombra, ridonando la pace
e l'equilibrio perduto.
"È la pulce d'acqua
che l'ombra ti rubò
E tu ora sei malato
E la mosca d'autunno che hai schiacciato
Non ti perdonerà
Sull'acqua del ruscello forse tu
Troppo ti sei chinato
Tu chiami la tua ombra, ma
Lei non ritornerà
È la pulce d'acqua che l'ombra ti rubò
E tu ora sei malato
E la serpe verde che hai schiacciato
Non ti perdonerà"
Branduardi fin dalle origini della sua carriera di musico, dimostra una visione olistica dello spazio e del tempo, consapevole della interdipendenza tra l'essere umano ed il tutto, esortando il trasgressore di regole invalicabili a chiedere perdono tramite il ballo, il canto e la musica (indimenticabile il virtuosismo melodioso del suo inseparabile violino, capace di rievocare sonorità tipiche della tradizione irlandese), da sempre le massime espressioni dell’armonia universale.
Ogni figura presente nella ballata possiede una propria singolarità specifica, ma allo stesso tempo correlata da legami relazionali, come magistralmente l’autore riesce a trasmettere in un vortice di cicli esistenziali, metafore, ecosistemi e sfumature di colori. La pulce e l'acqua del ruscello che scorre, la mosca e l'autunno, la serpe ed il verde della rigogliosa vegetazione.
La narrazione fantastica delle leggende millenarie si riaggancia sempre ad un archetipo, ad un modello originario, e questo è in definitiva l’intento di Branduardi, sottolineare tramite un ammonimento la pericolosità di trasgredire ad un modello ideale.
Tramite un minuscolo animaletto che riesce a
punire la presunta superiorità dell’uomo, viene sottolineata l’avventatezza di
chi perde il vincolo genuino e autentico con la verità, con la realtà del
presente, del vivere qui ed ora. L’unico modo di ritrovare il proprio sentiero
è accettare la punizione e cercare di ritrovare il ritmo armonico del flusso
vitale che coinvolge in modo indissolubile tutto ciò che esiste.
Una visione critica e ascetica del rapporto, per tradizione antagonista
nella nostra società, tra spiritualità e meccanica quantistica, che rimarca
come qualsiasi essere vivente è fatto di energia invisibile che vibra, unita a
tutto ciò che esiste.
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