I LHOVE – Cope, 2019

C’è aria fresca nella musica.

La musica che sicuramente più esprime il mondo che ci circonda oggi è il “trap house”, lo domina. E dire che il sottoscritto, sia pur apprezzato cultore del fenomeno espressivo legato al suono, vengo da sempre accusato di essere rimasto incatenato alle sonorità e linguaggio degli anni 70/80. Ammetto le mie debolezze anche se non mi ritengo un nostalgico, forse più un severo spettatore. Comunque sia, per motivi particolari nell’ultimo anno ho avuto modo di approfondire questo nuovo “genere”, nato dal basso, autoprodotto e che percorre strade nuove o alternative, veright to walk his own way, più o meno.

Oggi i musicisti si muovono fuori dall’unica via che sembrava percorribile fino a pochi anni fa, il talent/discografia, che aveva praticamente monopolizzato il circuito artistico.

Indubbiamente la trap è un fenomeno di rottura, di novità e aria nuova. Forse ricorda per certi aspetti il punk.

Ma arrivando al nocciolo dell’articolo, questa sera vorrei censire una canzone appartenente a siffatta espressività odierna.

Si tratta di una canzone scritta da un compaesano che sta facendo strada nel mondo sfaccettato del trap, Francesco è il suo nome usuale ma lo chiamano semplicemente Cope.

Francesco esprime un chiaro un modo di vedere e di pensare differente da molti di noi quaranta/cinquantenni, e bisogna riconoscere lui come ai più della sua generazione di “sopravvivere” in una società che contamina ogni attimo le loro menti, idee e modelli di vita utopistici.

Gestire la propria crescita e costruzione del proprio futuro con delle responsabilità enormi verso il mondo globalizzato in cui vivono è difficile, e per colpa da attribuire soltanto a chi li ha preceduti, credo di più che per le generazioni passate.

Francesco riesce a dipingere in parole musicate una responsabile ribellione, cantando aspirazioni, speranze, creatività e voglia di cambiare tante cose che non funzionano.

L’intento è raggiunto, se avrà o no successo lo dirà a breve il tempo.

Questa scritto vuole essere un omaggio ed un augurio al cantante da parte di un vecchio rockettaro.

In fondo credo abbia ragione il buon vecchio Edoardo Bennato quando afferma che “Il rock deve creare tensioni, dubbi, interrogativi e trasmettere buone vibrazioni.” Questo Francesco Cope riesce certo a farlo bene.




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