Il Pescatore – Fabrizio De André, 1970
Si narra di un incontro casuale e rapido tra un assassino ricercato e un umile pescatore, scevro da cerimoniali e domande; si potrebbe dire quasi indifferente nel percorso di vita dei due personaggi.
S'era assopito un pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
Due occhi grandi da bambino
Due occhi enormi di paura
Eran gli specchi di un'avventura”
Ma questa presunta indifferenza si tramuta subito, grazie all’atmosfera creata magistralmente dal cantautore genovese, in una solidarietà fatta di sinceri rapporti umani fra due persone.
L’assassino manifesta subito la sua latitanza, come subito, senza inutili perdite di tempo, chiede con fiducia e senza violenza di rifocillarsi confessando nel contempo il proprio peccato.
Una empatia che si crea
senza bisogno di essere narrata, dimostrata dalla reazione del pescatore che
può sembrare ai molti benpensanti che affollano tutte le epoche, sorprendente;
esaudendo i desideri del fuggitivo senza domande e reticenze, dipingendo una
normalità di comportamento inusuale, donandogli vicinanza e calore sia pure di
un momento.
Ho poco tempo e troppa fame
E chiese al vecchio dammi il vino
Ho sete e sono un assassino
Gli occhi dischiuse il vecchio al giorno
Ma versò il vino e spezzò il pane
Per chi diceva ho sete e ho fame”
Ma è proprio questa vicenda sospesa fra sogno e realtà che porta ad immaginifiche relazioni umane semplici, quasi primordiali, tipiche di una età oramai lontana, infantile e pura, come il gioco di un bambino in un cortile d’aprile, il mese della Pasqua, il mese in cui si spezza il pane e il vino, senza bisogno di difese di fronte al mondo.
Poi via di nuovo verso il vento
Davanti agli occhi ancora il sole
Dietro alle spalle un pescatore
Dietro alle spalle un pescatore
E la memoria è già dolore
È già il rimpianto d'un aprile
Giocato all'ombra di un cortile”
“L’ombra dell’ultimo sole”, metafora del crepuscolo della vita che con il tempo e le fatiche hanno segnato il viso del protagonista, ma appaiono non come una ruga o una ferita ma piuttosto come qualcosa di sereno e difficile da precisare, “come una specie di sorriso”, sornione ai fatti del mondo, come può esserlo solo quello di chi lo conosce a fondo, felice dell’aiuto e della possibilità fornita ad un giovane di rifarsi una vita.
Il finale coincide con l’inizio indicando un tempo non trascorso o presto rimosso.
La legge scritta dal potere laico e mondano viene quasi irriso ma senza essere giudicato, semplicemente fra il protagonista ed i gendarmi non c’è niente da discutere, non meritando l’attenzione di uno sguardo o di una parola.
Vennero in sella con le armi
Chiesero al vecchio se lì vicino
Fosse passato un assassino
S'era assopito il pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso”
Si potrebbe ampliare il significato della composizione avvicinandolo alla esperienza di una eucaristia, come spesso De André ha fatto, rintracciando la metafora della chiesa di Cristo. Non a caso il protagonista è un pescatore di uomini come Pietro, “L’ombra dell’ultimo sole” il crepuscolo della vita visto con “una specie di sorriso”, in modo disincantato, pacato e quieto.
L’assassino che lo
incontra sul cammino ripone subito fiducia in lui e, oltre che a chiedergli
pane e vino gli confessa il proprio peccato.
Segno di una forte
sofferenza interiore cui il pescatore, risvegliandosi dal torpore e senza
nemmeno guardarsi attorno agisce non preoccupandosi di quanto succeda attorno,
non bada ai gendarmi, ma somministra il pane e il vino, inequivocabile
espressione figurata di comunione.
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